Gou Tanabe
Cominciamo con una citazione che è diventata manifesto di un intero genere: “The oldest and strongest emotion of mankind is fear, and the oldest and strongest kind of fear is fear of the unknow” – H.P. Lovecraft.

Per chi mastica letteratura horror il solo nome di Lovecraft evoca immediatamente l’abisso dell’orrore cosmico, l’insignificanza dell’essere umano di fronte all’immensità del tempo e mostri, dei o creature indescrivibili o inimmaginabili. La sfida posta dal cosiddetto Solitario di Providence è sempre stata una, come si può rappresentare visivamente, ciò che per definizione, è irrappresentabile?
Eppure, esiste un autore che negli anni ha dimostrato di essere un eccellente “traspositore” dell’ignoto oltre ad essere un artista straordinario. Sto parlando di Gou Tanabe.

Nato nel 1975 a Tokyo, Tanabe è attivo fin dai primi anni del Duemila ma è nel 2010, con la pubblicazione de “L’Estraneo” che il suo lavoro inizia a distinguersi nettamente all’interno del panorama horror e del manga seinen. Il maestro riesce, per primo, in un’impresa titanica, quella di interpretare le idee di Lovecraft senza tradirne l’essenza, raggiungendo un pubblico trasversale che unisce i lettori di fumetti ai cultori della letteratura gotica. Tra il 2012 e il 2025 porta in un nuovo media racconti come “Il richiamo di Cthulhu”, “Le montagne della follia” oppure “L’innominabile” lasciando quasi intatti i dialoghi tra i personaggi contribuendo con il suo tratto realistico e perfettamente riconoscibile.

Ciò che rende Tanabe unico è la sua gestione maniacale del chiaroscuro, nelle sue tavole, il nero non è solo un colore, ma un'entità viva. Il mangaka utilizza campiture dense e sature di dettagli, costringendo il lettore ad entrare nell'immagine, a scrutare tra le ombre alla ricerca di una forma, proprio come i protagonisti dei racconti. Il suo tratto si allontana dai canoni classici del manga (occhi grandi, linee pulite) per abbracciare un realismo che ricorda l'incisione antica. Questa scelta non è casuale bensì serve a dare peso e gravità alla narrazione. Quando Tanabe disegna le rovine di una città ciclopica o i tentacoli di una divinità esterna, non sentiamo di guardare un cartone animato, ma di testimoniare un reperto storico di un passato dimenticato e terribile.
La domanda allora è perché leggere Tanabe oggi?
In un’epoca in cui l’horror cinematografico spesso abusa di jump scare facili, l’opera di Tanabe ci riporta a una paura più ancestrale e psicologica, non cerca lo spavento improvviso, ma punta all'angoscia persistente.
Leggere le sue trasposizioni significa accettare una sfida, quella di guardare l'abisso negli occhi. Tanabe non si limita a illustrare un libro ma a costruire un ponte visivo tra il nostro mondo razionale e l'orrore indicibile che Lovecraft aveva solo osato sussurrare tra le righe.
Se siete alla ricerca di un’esperienza che vada oltre la semplice lettura, le opere di Gou Tanabe sono una tappa obbligatoria. Sono libri da possedere fisicamente, da sfogliare lentamente per farsi assorbire dalla densità della china e dal silenzio assordante delle sue ambientazioni.
