Vinland Saga
Siamo da sempre abituati a leggere storie che ci presentano protagonisti destinati, fin dalle prime pagine, a diventare eroi invincibili e senza rivali. Il modello classico della serializzazione manga è noto: un ragazzino sfortunato, un potenziale nascosto che emerge quasi subito, un antagonista ben definito da sconfiggere spesso grazie al potere dell’amicizia.
Nel mare sterminato di opere proposte dall’industria orientale, però, può capitare di imbattersi in qualcosa di diverso, in questo caso in una storia capace di nascere, crescere e concludersi senza mai tradire sé stessa. Sto parlando di Vinland Saga scritto e disegnato da Makoto Yukimura e concluso in 29 volumi. Questa opera rappresenta un caso quasi unico, una storia portata avanti per vent’anni mantenendo una coerenza narrativa e tematica impeccabile, legata da un fil rouge solido e mai forzato. Un racconto particolare sotto ogni aspetto, a partire dall’ambientazione, insolita per il mondo dei manga.

Ci troviamo nell’Islanda dell’anno 1000 d.C., in un piccolo villaggio dove vive Thorfinn, ancora bambino, insieme alla sua famiglia. Suo padre, Thors, è un ex mercenario che, fingendo la propria morte, è riuscito ad abbandonare la guerra e a rifugiarsi in una vita pacifica. Ma il passato non resta mai sepolto a lungo e quando il re di Danimarca richiama i vecchi soldati, Thors è costretto a rispondere. Durante la traversata in drakkar, però, il suo tradimento viene punito. Thors viene giustiziato davanti agli occhi del figlio, che si era imbarcato di nascosto. Da questo momento Vinland Saga ha realmente inizio. Un evento traumatico che segna per sempre Thorfinn e che diventa il punto di partenza di un racconto che, pur partendo dalla vendetta, finirà per parlare di qualcosa di molto più profondo.
Il tratto di Makoto Yukimura è immediatamente riconoscibile, sebbene alcuni lo abbiano ritenuto poco adatto alla narrazione di un’opera storica, secondo altri (inclusa io), è proprio il suo stile a fondersi in modo naturale con l’ambientazione dell’opera. I volti dei personaggi cambiano e invecchiano con il passare del tempo, restituendo una sensazione di realismo rara. Abiti, armature e armi sono rappresentati con una cura quasi maniacale, sempre credibile e mai fine a sé stessa. Gli sfondi non sono mai lasciati al caso, non esistono scene “vuote”, bianche, ogni vignetta è inserita in un contesto preciso, che si tratti dell’interno di una casa, di una barca o di un campo di battaglia. Questa attenzione contribuisce a rendere il mondo di Vinland Saga vivo e tangibile, rafforzando il peso emotivo di ogni evento. Nel corso dei vent’anni che separano l’inizio dalla conclusione dell’opera, il tratto di Yukimura evolve sensibilmente. Si tratta di un miglioramento evidente che non stona mai, ma che anzi accompagna la crescita e il cambiamento dei personaggi, rendendo visivamente percepibile il trascorrere degli anni e delle esperienze.

Ma quali sono i temi che spingono Vinland Saga ad essere considerato, da molti, un vero e proprio capolavoro?
Per comprenderlo, è utile osservare l’opera come un percorso scandito da tre grandi momenti, non tanto narrativi quanto esistenziali, legati alla crescita del protagonista. Il primo è quello della giovinezza, dominato dalla vendetta. Thorfinn è un bambino spezzato, che vive esclusivamente in funzione dell’odio e del desiderio di uccidere l’assassino di suo padre. La guerra diventa il suo unico orizzonte, la violenza l’unico linguaggio che conosce, non c’è spazio per altro, non c’è futuro solo un presente fatto di sangue. Segue l’inizio dell’età adulta, un momento di frattura profonda. Qui il racconto abbandona qualsiasi comfort narrativo e mette il protagonista di fronte al vuoto e alla perdita di un obiettivo, alla caduta di ogni certezza e alla necessità di ridefinire sé stesso. Si tratta di una fase dolorosa, lenta, e proprio per questo incredibilmente umana. Infine arriva la presa di coscienza, la vera chiusura del cerchio. Senza entrare in territori da spoiler, è il momento in cui l’opera esplicita il suo messaggio più forte cioè la possibilità di scegliere una strada diversa e di mettersi in cammino alla ricerca di quella Vinland di cui Thorfinn sentiva spesso parlare da bambino.

Vinland Saga è un’opera che non va semplicemente letta, ma vissuta, lasciando che il suo ritmo e le sue riflessioni sedimentino nel tempo. Questo non è un manga sulla guerra, né sui vichinghi, né sulla vendetta ma una storia sul peso delle scelte, sulle cicatrici che la violenza lascia anche quando smette di colpire e sul coraggio necessario per cambiare direzione. Alla fine, quest'opera non parla di chi conquista, di chi distrugge e uccide, ma di chi semina. Perché la pace, come la terra, va lavorata, difesa e coltivata ogni giorno.
